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Un gioco da ragazze - di Matteo Rovere (c) 2008 - recensione di V.Z.

Aggiornamento: 27 ago 2021

Quelle brave ragazze.


Qualche giorno fa alla radio, intenti a promuovere, come ospiti, all'interno del contenitore 105 takeaway, c'erano alcuni tra gli attori protagonisti del film "Il primo Re" di Matteo Rovere (del quale ultimamente sento parlarne molto bene) incentrato sulla storia di Romolo e Remo, realizzato a quanto pare con l'ausilio di un budget importante (raro in Italia, più incline a fare cassa con commediole o drammi di qualità spesso discutibile) investito per arrivare ad avere un ottimo prodotto anche da proporre e quindi distribuire a livello internazionale. Mission accomplished, fino ad ora direi.

Per chi non conoscesse o non avesse mai sentito parlarne, Matteo Rovere è un produttore, scrittore e regista italiano non esattamente emergente, tuttavia piuttosto giovane (37 anni) ritenuto di grande talento e provvisto di un ragguardevole bagaglio di lungometraggi a precederlo data l'età (8 titoli c.ca, tra i quali "veloce come il vento" che ha ricevuto lusinghieri feedback sia dalla critica sia dal pubblico).

Premetto che ho sentito e letto altrettante entusiastiche recensioni anche su questo film appena uscito, ovvero "il primo Re", nonostante non lo abbia ancora visto e nonostante non abbia l'intenzione di farlo a breve termine. Non al cinema almeno. Aspetterò di vederlo in TV (ultimamente preferisco optare per generi e contenuti più "leggeri").

Ma veniamo al punto. Casualità della vita, ieri sera, facendo zapping, mi sono imbattuto in un film da poco iniziato intitolato "Un gioco da ragazze" (voto medio di IMDB: 5,2), regia, udite udite di Matteo Rovere. Olè mi sono detto, vediamo un po' di cosa si tratta e com'è questo regista, come lavora e soprattutto se è talentuoso e bravo come dicono.

Piccola premessa, il film annovera tra il cast principale, a parte Filippo Nigro attore già affermato (molto bravo secondo il mio modesto parere) una serie di giovani ragazzotte e ragazzotti di belle speranze alle prime armi con la recitazione e volutamente selezionati per questo, ovvero per dare un mood di veridicità e realtà agli avvenimenti raccontati e quindi alla trama. L'informazione l'ho avuta postuma al film avendo letto un'intervista rilasciata dalla giovane attrice principale (tale Chiara Chiti) al tempo della promozione del film, correva l'anno 2008. All'intervista tornerò dopo, perché ritengo sia fondamentale e si riallacci al film in maniera molto profonda.

Per chi lo volesse vedere entro breve termine, ovviamente, invito a non leggere le mie prossime considerazioni nonché spoiler, perché potrei condizionarne in maniera negativa/positiva la visione.

La trama cerco di descriverla in modo molto chiaro e semplice. Il film narra e concentra la storia su quattro amiche di 17 anni, tutte molto belle, tutte (o quasi) molto ricche, tutte molto stereotipate nei comportamenti. Educate e gentili all'apparenza verso gli adulti (genitori compresi) volgari ed esplicite nel linguaggio e nel comportamento (benché molto eleganti e attente ai dettagli negli outfit) in qualunque altro contesto della loro vita, soprattutto nel rapportarsi con i propri coetanei.

Rincaro la dose aggiungendo che tutte e quattro appartengono ad una borghesia di alto livello (anch'essa diluita e spalmata di una sconcertante e fastidiosa dose di apparenza) che si è "fatta da sola" o semplicemente ricca "di suo" ovvero da generazioni.

Come facilmente si può dedurre, quali luoghi potrebbero frequentare queste fanciulle, se non una delle migliori scuole in circolazione e i migliori locali da frequentare dove entrare senza invito o usando qualcuno per puro opportunismo, per sballarsi, drogarsi, divertirsi e dare sfogo alle loro chiamiamole al momento "inclinazioni" di (se non almeno) dubbia "moralità"? La risposta è semplice e non richiede un approfondimento. Ricordo che non ho visto il film dall'inizio, quindi mi scuso se ometterò qualche particolare. Alla fine capirete che sarebbe comunque superfluo.

Tutto procede sostanzialmente in maniera univoca: Le giornate di queste quattro bell'imbuste (nonché megere) si basano e vertono su comportamenti sempre più feroci e spietati al limite della decenza, su comportamenti ammiccanti ma soprattutto su forti dosi di violenza psicologica, fisica ecc. ecc. perpetrate verso i loro coetanei, ragazze o ragazzi che dir si voglia, addirittura verso loro stesse (infatti mi sono chiesto se queste fossero amiche oppure sconosciute anche nel loro rapporto confidenziale). Sembrerebbe una realtà distopica, quasi surreale o paradossale, ma credetemi, ci ho visto molta attualità (anche se esasperata) e molta realtà soprattutto.

I fenomeni di bullismo sono molto diffusi, quello che rende questo film particolare è dato anche dal fatto che i bulli in questo caso specifico, sono in realtà delle "bulle" strafighe. Il ché è irrilevante e cambia poco se non per il fatto che diventa più "originale e attraente". Oppure meno originale, non sta a me dissentire o confermare.

Il film si protrae testimoniando e raccontando litigi, atti più o meno intensi di cattiverie e soprusi, fino a quando, ad un certo punto, nella scuola dalle pupe frequentata, non approda un giovane insegnante, di umili origini (si intuisce che proviene da un piccolo paese di campagna), felicemente sposato, con una moglie che lo stima e lo ama e con un bimbo di c.ca 8/9 anni.

Il tal belloccio insegnante capirà e inquadrerà in tempo zero le quattro "leader" della classe, le quattro che attraggono la sua attenzione e che al tempo stesso lo spaventano per i loro modi provocatori, espliciti, forti e disinibiti.

Il Prof, che non è un coglione o un rimbambito, anzi è molto attento e sensibile, cerca subito, per arginare il problema nel miglior modo che conosce e forse nel miglior modo possibile, di individuare la leader della mini leadership ovvero del gruppo delle fanciulle. E ci riesce subito o quasi. E' Lei, si chiama Elena. Elena è il capo. Elena è a capo di tutto si dice. Quindi, cerca e dico, cerca di fare leva su di lei per fare arrivare il messaggio positivo di peccato e quindi di espiazione/redenzione anche alle altre compagne.

Attraverso la frequentazione quotidiana a scuola con Elena, che pare dimostrare qualche segno di vulnerabilità e debolezza, lui prova a fare breccia nel suo animo più profondo e buono nella speranza che lei si ravveda e capisca il male che ha fatto e che sta facendo a se stessa, alle sue "amiche" e agli altri, tentando con tutti i modi più sinceri e puri di cui dispone, di SALVARLA (da se stessa).

Col tempo il prof si convince di avere fatto breccia, di avere abbattuto quella corazza di ruggine e sangue che avvolge Elena. Prima era scettica adesso lei sembra ascoltarlo, in un momento intimo tra i due, si commuove addirittura. Lui, le crede. La aiuta, ma senza il minimo secondo fine. Lui è davvero un buono. Un uomo buono, vulnerabile come tutti gli esseri viventi, ma buono. Il prof addirittura le salva (tutte e quattro) da una punizione esemplare che il preside a seguito dell'ennesima malefatta avrebbe voluto mettere in pratica.

Il prof crede ancora di poterle salvare.

Nel frattempo una delle quattro, Livia (forse la più "sensibile"), stanca di vedere e subire angherie di tutti i generi e a seguito della bancarotta capitata al padre, tenta di togliersi la vita, fortunatamente invano. Infatti, Livia si salva. Reazione delle altre tre amiche?...meglio non commentare. Loro continuano come se nulla fosse accaduto. Un problema in meno no?

La leadership si riduce da quattro elementi a tre. Dove alla testa c'è sempre Elena.

(Piccolo incipit, ma importantissimo. La famiglia di Elena è una famiglia composta da brave persone, il padre cerca in tutti i modi di ascoltare i suoi problemi e di parlare con lei. Anche lui invano. Lei mente. Punto)

Ma ritorniamo al buon Professore e al tentativo di salvataggio nei confronti di Elena e della sua brigata.

Ormai convinto di avere fatto capire ad Elena gli errori gli sbagli e sicuro che lei possa in qualche modo incominciare un percorso di rinascita, tira il fiato e si dedica alla sua famiglia. Ma avrà poco tempo per essere sereno ahimè.

Perché vi chiederete? semplicemente perché Elena, comincia ad inviare al malcapitato prof, messaggi su whatsapp in piena notte. Attraverso escamotage di ogni natura, arriva addirittura a fare visita a casa sua e di sua moglie per vedere con chi è sposato.

Il tutto per riferire al prof stesso che e cito "...come fai a stare con un cesso come quella io sono 1.000.000 di spanne sopra di lei". Avete capito bene, Elena, comincia a sedurlo in ogni modo lecito e illecito. Elena non è che non ha capito nulla. Elena è cosi. non cambia. Il male è oscuro e sopravvive sempre esattamente come il bene.

A questo punto vi chiederete, ma questo poveraccio capitato in questo caos, come si comporterà? cosa farà? sarà masticato e sputato come gli altri oppure cederà alle provocanti lusinghe e alla seduzione della giovine, oppure...oppure....

Veniamo al dunque. Al culmine di un "lasciami in pace", "lascia o raddoppia", teasing aggressivo perpetrato invano nei confronti del prof (che resiste manco fosse l'ultimo redivivo integerrimo highlander) dalla famigerata Elena, arriviamo all'epilogo.

Una sera, Elena, sola a casa (i genitori sono usciti a cena) attiva la webcam sul suo PC in camera da letto e la accende. Telefona alle amiche, le mette a conoscenza di quello che di lì a breve avrebbe fatto e le convince a raggiungerla dopo c.ca 30 minuti.

Chiama il professore, con una scusa/menzogna seria, facendolo preoccupare, lo costringe a correre da lei.

Il Prof è un buono (ormai lo sa anche il mio vicino di casa), seriamente spaventato e combattuto, si precipita con la paura che lei possa fare qualcosa di pericoloso a se stessa come capitato all'amica.

Una volta a casa di Elena, compreso dopo un nanosecondo di essere vittima dell'ennesimo fallimento, davanti a lei, agghindata e seducente ai limiti della censura, lui la "insulta", resiste ma fottutamente arrabbiato e allo stesso tempo attratto, cede. La segue in camera. Fanno l'amore, lui sopra di lei.

Nel mentre arrivano le amiche, fuori da casa, che si accorgono che i genitori di Elena, stanno rientrando prima. E' tempo di attuare il piano b, si dicono, ergo, diètro frònt, ovvero, casco in testa, gas al massimo e fuga a bordo di due motorini.

Il padre entrato in casa, sente i rumori, si precipita in camera da letto di Elena e scopre i due avvinghiati e il professore sopra sua figlia.

Ne scaturisce una colluttazione, dove il padre di Elena, per pura casualità, a seguito di una spinta, scivola e batte la tempia. Forse muore, forse no. Non si capisce. Il prof dopo avere preso una serie di pugni dal padre, fugge.

Il film finisce con Elena, che accende la radio e sente che il professore è stato condannato o è sotto inchiesta, non ricordo bene. Spegne la radio. In costume, scende le scale, si mette sul bordo della piscina, e si tuffa, il tutto con un ghigno malefico sul viso. Appena uscita dall'acqua, guarda sua madre e le dice: "mamma, ho piegato le gambe durante il tuffo?". Un gioco da ragazze finisce così. Titoli di coda.

Il male vince. Il male puro trionfa. Il bene stavolta, ne fa le spese.

Questa sorta di arancia meccanica al rovescio, mi ha solo insegnato una cosa. Oppure fatto capire una cosa. (Arancia Meccanica chiaro no? S. K.).

Quando si sentono notizie o si leggono notizie di violenze che ci appaiono scontate o che riteniamo di facile interpretazione o lettura. Beh non è sempre cosi. Sui fatti bisognerebbe indagare a fondo prima di avere un quadro preciso, una conclusione o un'idea certa. Di certo secondo me ci sono solo due cose. Da quando esiste l'uomo, esiste il bene e il male. L'utopia di un mondo perfetto, ce l'ha insegnato Clint Eastwood nel suo film, non esiste e non esisterà mai. Dobbiamo galleggiare in un mare spesso in burrasca.

Hai capito Elena? portati i remi in barca. Remi molto molto corti. All'orizzonte arriverà la tempesta anche per te.

PS: Chiara Chiti, L'attrice che ha interpretato il ruolo di Elena nel film, in concomitanza con la promozione nel 2008, durante un'intervista, ad una semplice domanda ha risposto così: "...tra una ripresa e l'altra del film, mi sono accorta che non riuscivo più a ridere e a divertirmi, facevo fatica a sorridere anche...".

Chiara Chiti ha smesso di recitare nel 2012.

Bravo Matteo Rovere. Il prossimo film un tantino più light, please. Grazie. il mio voto di incoraggiamento è "voglio il bene" e quindi (10+).

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